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PREMIO TAMBURINO D'ARGENTO

Gavoi- Estate 2005

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Tutto il programma

LA BESTIA NEL CUORE

ARRIVEDERCI AMORE
SECONDA NOTTE DI NOZZE
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
IL MIO MIGLIORE NEMICO
ROMANZO CRIMINALE
IL CAIMANO 

 

Articoli sul premio

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 G. di Sardegna

Edizione 2005

   

 

LA PRO-CIV GAVOI - IL COMUNE DI GAVOI ORGANIZZANO:

FESTIVA DEL CINEMA ITALIANO
PROGRAMMA 2006

VENERDì 21 APRILE ORE 21,00 ITC C.FLORIS

"LA BESTIA NEL CUORE"

Regia di Cristina Comencini. Con Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Stefania Rocca, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi.
Drammatico , colore

È stata violata Sabina, come Daniele, suo fratello, prima di lei. Abusata dal padre, condannata dal silenzio della madre. Ma Sabina tutto questo non lo sa, non lo sa ancora mentre, nella sala di doppiaggio, dove lavora, presta la sua voce a una giovane donna stuprata in un film per la televisione. Urla, Sabina, si difende al microfono e subito dopo torna a sorridere al collega che le ansima accanto. Ma poi una notte, dentro un sogno, accade una cosa terribile e Morfeo la consegna all'orrore di un fatto rimosso.

Altre recensioni della redazione di MyMovies:
» Alessandro Regoli
Alessio Boni è Giorgio Pellegrini, un extraparlamentare inseguito da un mandato di cattura per azione sovversiva. Durante la fuga scopre il piacere di uccidere e tradire i suoi ex compagni con l’obbiettivo di liberarsi dei fantasmi del passato.
Tratto da un omonimo romanzo di Massimo Carlotto, Arrivederci amore, ciao segna il ritorno alla regia cinematografica di Michele Soavi dopo numerose [...]


Recensioni delle maggiori testate gioralistiche:
» Claudio Carabba (Corriere della Sera)
I migliori film (romanzi) italiani dell’anno sono neri e criminali. La morale è cupa: solo i peccatori si salveranno. In Arrivederci amore, ciao Michele Soavi si ricorda della sua gioventù horror e dipinge a tinte forti un giallo di Carlotto sulla crudele ascesa di un ex terrorista (Alessio Boni) che studia da ricco borghese. Nei panni di un poliziotto corrotto Placido pensa al commissario [...]

» Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)
Ha ragione Michele Soavi: erano morti viventi, ora sono vivi morenti. Non solo l' ex terrorista guerrigliero ' 70 (dal libro di Carlotto), che torna a casa e tenta, da spione, di rifarsi una verginità e vincere nel Nord est, insospettato «mostro». Infami sono gli accordi col poliziotto corrotto che Michele Placido rende superbo e volgare, di malvagità elisabettiana, come Volontè in Indagine. Lo sp [...]

IL PROGRAMMA ESTATE 2005

 

VENERDì 28 APRILE ORE 21,00 ITC C.FLORIS

"ARRIVEDERCI AMORE"

Regia di Michele Soavi. Con Alessio Boni, Isabella Ferrari, Michele Placido, Carlo Cecchi, Alina Nedelea, Michele Soavi, Lorenzo Favella.
Azione , colore, 107 min

Trama:L’ex terrorista Giorgio Pellegrini ha deciso di abbandonare la propria militanza rivoluzionaria, in cui non ha mai veramente creduto: per rifarsi una vita e liberarsi dall’ombra del passato, vende i suoi vecchi compagni in cambio di un forte sconto di pena; uscito di galera, ossessionato dalla riabilitazione, insegue una paradossale ascesa verso la rispettabilità esercitando ricatti, sfruttando donne, compiendo azioni criminali di ogni specie – protetto e incoraggiato dall’ipocrisia di un Nord-Est fin troppo compiacente. Ma sempre sotto la minaccia del corrotto Anedda, ispettore della Digos, che lo tiene in pugno con le prove della sua antica colpevolezza. Finché arriva il giorno del regolamento dei conti...

Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)
La famiglia negata va forte nel cinema italiano d'oggi. In non casuale coppia con Faenza, ecco l'appassionante cronaca familiare della Comencini reduce da Venezia con il premio agli occhi dolcemente sgranati della brava Mezzogiorno. Lei e il fratello Lo Cascio sono stati molestati da piccoli dal padre intellettuale: portano la ferita non cicatrizzata, solo un nuovo parto calma le acque. Equilibrio [...]

» Tullio Kezich (Il Corriere della Sera)
Nell' introduzione alla sceneggiatura di La bestia nel cuore (Marsilio), la regista Cristina Comencini autrice anche del romanzo originario (Bompiani) propone una metafora efficace: «L' idea di girare un film da un mio libro mi sembrava come rientrare dalla porta di servizio in una casa amata, in cui avevo vissuto in completa libertà per due anni». Questa sensazione di familiarità furtiva è [...]

» Natalia Aspesi (La Repubblica)
C’è un babbo, pur professore, in pigiama che ogni notte s’accosta al figlioletto addormentato e si immagina che gli faccia brutte cose; e un paio di volte, con terrorizzanti effetti musicali, abbraccia con le peggiori intenzioni anche la figlia davvero piccina, mentre la mamma, pure lei professoressa, fa finta di niente, sferruzza, corregge i compiti.
Sarà pure un cupo sogno da indigestione, [...]

 

 

VENERDì 5 MAGGIO ORE 21,00 Casa Maoddi

    "Seconda notte di nozze"  

Regia di Pupi Avati. Con Antonio Albanese, Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Angela Luce, Marisa Merlini, Robert Madison, Tony Santagata, Manuela Morabito, Sandro Dori, Mia Benedetta, Valeria D'Obici, Pino Calabrese.
Commedia , colore, 103 min

TRAMA Secondo dopoguerra. Rimasta vedova e in difficoltà economiche, Liliana è costretta ad abbandonare Bologna insieme al figlio Nino, ladro per istinto. In Puglia c'è lo zio mai conosciuto che possiede qualche avere ed è stato a lungo ricoverato in manicomio e Nino convince la madre a traslocare da lui. Liliana, accolta nella masseria del fragile Giordano, cognato un tempo innamorato di lei, finirà per risvegliare antiche passioni e odi sopiti. Le vecchie zie di Giordano, Suntina ed Eugenia, ostili da tempo alla famiglia di Liliana, non le renderanno la vita facile

RECENSSIONI:  Tullio Kezich (Il Corriere della Sera)
Ambientando l' azione nel 1947, Pupi torna al panorama italiano del dopoguerra, tra fame e degrado, viaggi disagiati e bombe inesplose. Neri Marcoré con la madre vedova Katia Ricciarelli se la passano male a Bologna, tanto che la donna decide di scrivere al cognato Antonio Albanese di Torre Canne in Puglia. Traumatizzato dopo aver assistito alla morte di una bimba, il poveretto rischia tutti i gio [...]

» Natalia Aspesi (La Repubblica)
Il film di Pupi Avati è la terza e ultima opera italiana di questa Mostra, la meno pretenziosa, la più carina, ed è tratta da un suo piccolo romanzo dallo stesso titolo. (Oscar Mondadori). Chi c’era, in quel primo dopoguerra tanto lontano, ha dimenticato, a chi non c’era pare forse esagerata tanta penuria: quando era ancora una conquista soddisfare quotidianamente i bisogni primari, un riparo se n [...]

» Paolo D'Agostini (La Repubblica)
Tutti e tre i film italiani scelti per concorrere al Leone d’oro sono tratti da romanzi italiani contemporanei. Due su tre sono tratti da romanzi degli stessi registi che poi li hanno trasformati in film. Fra i tre è La seconda notte di nozze di PupiAvati (film e libro: edito da Mondadori) il più misterioso. Quello di cui si sa meno, quello sul quale l’autore è rimasto sinora più abbottonat [...]
 

VENERDì 12 MAGGIO ORE 21,00 ITC C.FLORIS

"NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI"

Regia di P.Sorrentino

TRAMA Giugno 1989. Gli esami di maturità. Avere vissuto in quegli anni è come viverli adesso, solo, vent'anni dopo. Le emozioni adolescenziali sono intense, la musica del tempo resterà la tua musica, le ragazze che rappresentano i primi amori vivranno nella leggenda, i disastri e le imprese acerbe si insinueranno nelle storie che si racconteranno da adulti. È un imprinting, un segno indelebile, marchio di fabbrica nella personalità di ciascuno che rivivrà ogni qualvolta viene toccato, anche con la punta di uno spillo. Fausto Brizzi, regista e co-autore di Notte prima degli esami sapeva di realizzare un film dedicato agli adolescenti e inconsciamente di pensare a chi adolescente è stato due decenni prima.

CRITICA: » Alessandro Regoli
Estate anni ottanta: Luca e i suoi amici stanno preparando gli esami di maturità, ma una serie di disavventure finiranno per distrarli dallo studio. La notte prima degli esami, una serie di eventi cambierà la vita dei protagonisti. Il giorno dopo nessuno sarà più lo stesso.
Interpretato da giovani attori, alcuni dei quali esordienti, questa commedia generazionale che vede nel cast anche Gi [...]


Recensioni delle maggiori testate gioralistiche:
» Claudio Carabba (Corriere della Sera)
Turbamenti e pene d’amore di piccoli liceali alla vigilia della maturità, nella Roma 1989. Tenero e astuto, Fausto Brizzi ripensa alle vecchie canzoni e costruisce la dolce tela di Notte prima degli esami. Alle sue spalle ci sono i baci di Muccino, ma anche la scuola in bianco e nero di Emmer (Terza liceo) e persino il college selvaggio di Landis & Belushi. In mezzo a studenti giovani e car [...]

» Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)
Roma, giugno 1989, la notte prima degli esami di maturità, titolo di Venditti: un gruppo di ragazzi si prepara tra caffè forte, casini di cuore e famiglia, corse, innamoramenti e amori, vendette verso un povero prof. carogna che è un buon reduce frustrato di Woodstock e del ' 68 (caratterizzazione di Giorgio Faletti in forma). Piccoli interni di famiglia di un orribile decennio all' italiana, gli [...]

 

VENERDì 19 MAGGIO ORE 21,00 ITC C.FLORIS

"IL MIO MIGLIORE NEMICO" 

Regia di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Morariu, Agnese Nano, Corinne Jiga, Paolo Triestino, Sara Bertelà, Leonardo Petrillo.
Commedia , colore, 100 min.

TRAMA:Tra le note di regia pubblicate sul pressbook che accompagna il suo nuovo film, leggiamo: "Vorrei che Il mio miglior nemico potesse essere considerato tra i migliori film di Carlo Verdone: sette stesure, praticamente un anno e tre mesi dedicati interamente al lavoro di scrittura, un copione di 130 scene. Non mi perdonerei di sbagliare un film costato così tanta fatica: ma non lo sbaglierò".
In effetti dobbiamo concordare nel giudizio con il regista, che con questo film firma un road-movie dai toni tragi-comici, la cui struttura poggia sullo scontro/incontro tra due personaggi: Achille, un padre di famiglia che ha perso nel tempo il contatto coi propri cari, e Orfeo, un ragazzo che, convinto di aver subito un torto dal primo, decide di vendicarsi, rovinandogli l'esistenza. Se i loro nomi rimandano a gesta eroiche e ad amori intensi e disperati, le loro azioni sono invece sanguigne e pragmatiche.

CRITICA:» Alessandro Regoli
Achille De Bellis (Carlo Verdone) è il top manager di un’importante catena alberghiera di proprietà di sua moglie Gigliola (Agnese Nano) e di suo cognato Guglielmo (Paolo Triestino). Quando Achille licenzia per furto Annarita (Sara Bertelà), Orfeo (Silvio Muccino), convinto che sua madre sia stata accusata ingiustamente, decide di vendicarla. L’incontro/scontro tra Achille e Orfeo manderà in cr [...]


Recensioni delle maggiori testate gioralistiche:
» Claudio Carabba (Corriere della Sera)
Verdone è uno dei mattatori capitali del cinema italiano moderno; su questo non ho dubbi. Ed è ragionevole che a 55 anni abbandoni le maschere ruggenti e pieghi, sempre di più, verso il «malinconico». Però la trovata base di Il mio miglior nemico, con l’incontro-scontro fra un maturo borghese, non privo di vizi, e un ragazzaccio, sbandato ma non senza virtù, è schematica e mal sviluppata. V [...]

» Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)
Già premiata dal pubblico, questa tragicommedia all'italiana prova la straordinaria bravura dell' attore Verdone che fa brillare in ogni sfumatura, anche la più perfida, la maschera del borghese acquisito e poi ricacciato verso una classe inferiore in compagnia di un ragazzo sensibile, edipico, giustiziere e casinaro. Metamorfosi totale e frettolosa in un road movie che alterna la voglia di ridere [...]


 

VENERDì 26 MAGGIO ORE 21,00 ITC. C.FLORIS

"ROMANZO CRIMINALE"

Regia di Michele Placido. Con Stefano Accorsi, Kim Rossi Stuart, Anna Mouglalis, Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Diego Abatantuono, Gianmarco Tognazzi, Elio Germano.
Drammatico , colore, 150 min.

TRAMA: Il Libanese ha un sogno: conquistare Roma. Per realizzare quest'impresa senza precedenti mette su una banda spietata ed organizzata.
Le vicende della banda e dell'alternarsi dei suoi capi (il Libanese, il Freddo, il Dandi) si sviluppano nell'arco di venticinque anni, intrecciandosi in modo indissolubile con la storia oscura dell'Italia delle stragi, del terrorismo e della strategia della tensione prima, dei ruggenti anni '80 e di Mani Pulite poi. Per tutto questo tempo, il commissario Scialoia dà la caccia alla banda, cercando contemporaneamente di conquistare il cuore di Patrizia, la donna del Dandi

:Claudio Carabba (Corriere della Sera)
La ballata (selvaggia) del Libanese, il Freddo e il Dan-di, i cattivi ragazzi che sconvolsero Roma alla fine degli anni ‘70: li chiamarono la banda della Magliana. Partito da un bel libro del giudice-scrittore De Cataldo. Placido affronta con Romanzo criminale i grovigli segreti della storia d’Italia e le tempeste mélo della malavita. Lo stile mescola il «poliziottesco» all’epica di Leone, [...]

» Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)
La storia della banda della Magliana vista come un poliziesco sociale dal regista Michele Placido, più che mai Cattani: la piovra della Roma sud anni 70 è micidiale, entra in contatto con le stragi destrorse di allora, costeggia il caso Moro. Il film, dal libro di De Cataldo, ha un ritmo elettrico che non c' entra né con la vita né con la letteratura, ma con la pasta degli incubi del cinema. Un pu [...]

» Tullio Kezich (Il Corriere della Sera)
«Il delitto è una forma sinistra della lotta per la vita» filosofeggiava Louis Calhern, l’avvocato dei gangsters nel classico Giungla d’asfalto di John Huston. A ripensarci, questo non è solo un granello di saggezza, ma la chiave per capire tutto il cinema americano sulla malavita, da Hawks a Coppola e a Scorsese.
Ovvero la capacità di far sentire allo spettatore che quei delinquenti [...]

IL CAIMANO

REGIA
Nanni Moretti
SCENEGGIATURA
Nanni Moretti, ...
PROTAGONISTI
Silvio Orlando
Michele Placido
Margherita Buy
Jasmine Trinca
Elio De Capitani
TRAMA: 
Paolo Bonomo è un produttore di B-Movies che sta attraversando un momento particolarmente difficile: sta per separarsi da sua moglie Paola e la sua casa di produzione sta per fallire. Un giorno riceve la sceneggiatura di un film su Silvio Berlusconi scritta da una giovane regista, ed accetta di produrlo...

LA CRITICA:

Lasciamo perdere Berlusconi, lasciamo perdere i girotondi e parliamo di cinema. Parliamo de Il Caimano. Come si può scindere la sostanza politica e la rilevanza contenutistica da un film indissolubilmente politico, ci si chiederà? Parlare di cinema significa non parlare di politica? Assolutamente no! Semplicemente, nel nuovo film di Nanni Moretti l'urgenza politica - rivendicata, necessaria e caratteristica dell'autore - è valida, forte, lucida e rigorosa, ma passa in secondo piano rispetto alla sorprendente fattura qualitativa del suo attesissimo ritorno dietro la macchina da presa. Ed eccoci quindi costretti a fronteggiare un paradosso assoluto: in un Paese come il nostro dove il cinema purtroppo da tempo ha rinunciato a raccontare la scomodità del quotidiano, le malefatte economiche, il malgoverno e la deriva culturale che ci attanaglia (mentre gli americani cattivi, giova ricordarlo, permettono che la star George Clooney punti il dito prima sul maccartismo per poi mettere il suo faccione ingrassato nel durissimo Syriana), quando abbiamo tra le mani un prodotto che la indaga, questa nostra contemporaneità, ed anche con una profondità inusuale, ci sentiamo di spostare l'attenzione sul valore eminentemente cinematografico più che sul contenuto politico.

Chi sia Moretti, da dove provenga e cosa ama raccontarci d'altronde lo sappiamo un po' tutti. Piuttosto a sorprendere è la speranza che in lui ha riposto molto nostro cinema (registi come Virzì, Sorrentino e Mazzacurati scelgono in pratica la delega politica con i loro divertenti camei) come d'altronde quella metà del Paese che - sollecitata dal Moretti personaggio pubblico - lo investe di significati pre-elettorali . Fortunatamente, il regista pare non curarsene eccessivamente, decidendo di raccontare con acume e malinconia una storia che galleggia mirabilmente in quella feconda cesura tra pubblico e privato, secondo le coordinate che da sempre contraddistinguono il suo cinema. Sono i risultati a sorprendere; in primis la maturità stilistica dell'uomo Moretti, la godibilità della messinscena, la piacevolezza della confezione.

Il caimano, quindi, prima che un film su Berlusconi o sulla nostra Italietta sbandata e forcaiola è il racconto di un piccolo uomo in crisi: un produttore di cinema bis italiano che scomparso dalle scene cerca di riemergere dal grigiore del suo privato imbarcandosi nel film sul nostro Presidente del Consiglio. Peccato però che Bruno (questo il nome del personaggio interpretato convincentemente da Silvio Orlando) sia solo un arruffone simpaticamente qualunquista in cerca di riabilitazione, più che un produttore impegnato. La sceneggiatura, propostagli da una giovane ragazza di sinistra incontrata alla rassegna sui suoi vecchi film, lui non l'ha proprio letta, o meglio l'ha solo sommariamente sfogliata, ma visto che i soldi non ci sono più, la moglie vuole lasciarlo e non è proprio tempo di sequel per il suo Maciste contro Freud, perché non accettare la sfida? E soprattutto chi interpreterà il ruolo del protagonista, il caimano?

Nel cinema il dosaggio degli elementi è tutto. Gioco forza che il grande pregio de Il caimano sta nel proficuo equilibrio tra le tre dimensioni esplicitate nella pellicola: quella politica, quella cinematografica e quella privata. È quest'ultima però che sorprende nettamente per la notevole intensità e potenza che la contraddistingue. Corpus così autonomo da radicalizzare il contrasto con l'elemento politico, fino a sovrastarlo. Moretti ci mette dell'autobiografico, è ovvio, ma lo fa con sobrietà e classe, disseminando con grande consapevolezza il percorso esistenziale del protagonista di sottolineature di rara struggenza e sincerità, riuscendo perfino a commuovere senza cader nella retorica o nella banalità. La sua è una regia sicura ed elegante che non necessita del suo personaggio per accentrare l'attenzione. Affidando a Orlando il ruolo di suo alter ego sui generis, Moretti si ritaglia solo un piccolo spazio, poco invadente ma molto significativo. È sua infatti la conclusione fugacemente e significativamente fantapolitica, nei panni di un caimano che cambia ancora pelle dopo la rinuncia vile di un Michele Placido dalla lodevole autoironia caricaturale. Un caimano ormai sopraffatto da se stesso e dalla sua stessa irrappresentabilità.

 
 

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