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ATROCITÀ IN PALESTINA: L’intervento del Sindaco Salvatore Lai nel Consiglio Comunale del 06/07/2025
Nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 87 palestinesi; 8 sono morti di fame, tra cui un bambino. In 24 mesi sono morti 28 bambini al giorno.
Questo rosario che si sgrana giorno dopo giorno, di esseri umani uccisi, è per ricordarci che sotto i nostri occhi è in corso una strage di innocenti a cui non si vuole porre fine, perché né l’America — che anzi sostiene Israele — né l’Europa, che in questi giorni ha cominciato a uscire dal suo letargo con minacce o annunci di riconoscimenti tardivi del diritto della Palestina ad esistere come Stato, prendono decisioni forti nei confronti di Netanyahu per bloccarlo nel suo delirio di sterminio.
L’Italia, in questo tragico momento che richiede decisioni immediate e incisive, non fa nulla in questo senso. Anzi, afferma che riconoscere oggi il diritto dei palestinesi a uno Stato è prematuro e controproducente.
La verità è che questa “impotenza” occidentale è complicità — oggettiva o soggettiva, a seconda dei casi — nei confronti del progetto israeliano di disperdere il popolo palestinese, promuovendone una diaspora senza tempo e senza confini.
Non solo Gaza, ma anche la Cisgiordania devono essere via via rese disponibili ai coloni israeliani, attraverso bombardamenti e sfollamenti.
Obiettivo: la Grande Israele biblica, dal mare fino al fiume Giordano, un progetto nato oltre un secolo fa, alla fine della Prima guerra mondiale, con la Dichiarazione Balfour e l’accordo Sykes-Picot tra francesi e inglesi per la spartizione dell’ex territorio ottomano.
Di fronte a questo disegno della destra israeliana, del governo Netanyahu, che alimentano in tal modo l’antisemitismo, quando — come ora — tutto ciò accade in diretta, con le televisioni e i media che trasmettono immagini terribili che tutti vediamo, non si potrà dire: “non sapevamo”.
E dovremo tutti — in primis chi governa le nazioni, gli organismi sovranazionali, l’Europa e l’ONU, tutti i livelli istituzionali fino ai cittadini — rendere conto del nostro operato al tribunale della storia, ma in primo luogo alla nostra coscienza.
Per questo il Consiglio Comunale di Gavoi decide di prendere posizione, perché non si possa dire che ha taciuto, e invita la propria comunità a prendere posizione di fronte a quanto accade a Gaza.
Si pronuncia contro la politica del governo israeliano di sradicare il popolo palestinese dalla propria terra per favorirne l’occupazione da parte dei coloni israeliani;
chiede alle istituzioni internazionali di garantire una tregua che consenta la fornitura di cibo, acqua, rifugi, medicinali, assistenza medica e ospedaliera, protezione da qualsiasi attacco e l’incolumità per gli abitanti di Gaza;
ritiene la restituzione immediata degli ostaggi da parte di Hamas non solo un atto umanitario non più rinviabile, ma anche un segnale importante verso la comunità israeliana, che ha diritto a riavere i suoi figli ingiustamente rapiti.
Chiede altresì di riavviare il dialogo fra Israele e Palestina sul principio di due popoli, due Stati, affinché venga garantita a entrambi sicurezza, esistenza, statualità, e venga promossa la cooperazione.
Il Consiglio, preso atto della tendenza generale al riarmo — che si inserisce, moltiplicandone i rischi anche di tipo nucleare, in una miriade di conflitti a livello internazionale —;
considerata la situazione economica globale, che riproduce e accentua nuove e vecchie disuguaglianze sociali e fra i popoli, con Paesi poveri sempre a rischio di tenuta sociale, foriera di grandi fenomeni migratori anche a causa delle condizioni climatiche estreme;
pone i temi della pace e della giustizia sociale fra le grandi questioni da affrontare e risolvere, nel segno del dialogo fra i popoli e di politiche sociali che invertano la tendenza all’impoverimento dei ceti sociali popolari, compreso il ceto medio,
cambiando nel profondo il sistema economico-sociale esistente, nel segno di una maggiore equità sociale e dignità.











