CODEX SARDINIA, un progetto fotografico di Umberto Fara.

Si arricchisce l’offerta culturale all’interno del Museo Fiore Sardo di Gavoi, la nuova esposizione fotografica (dal sabato 4 settembre) entra a fare parte e si unisce a quella permanente sul Fiore Sardo, con gli strumenti di lavoro, le foto di Žiga Koritnik e il film documentario di Fabio Olmi, cosi come alla esposizione di “MICROCOSMI”, con gli allestimenti curati da Chiara Sedda.

ORARIO DI APERTURA: SABATO E DOMENICA 10/12 E 17/19

Codex Sardinia

è un progetto fotografico in corso di evoluzione che vuole raccontare in modo ampio, a 360 gradi, la Sardegna di oggi, una terra fortemente legata alle tradizioni popolari radicate nelle multiformi manifestazioni che caratterizzano la cultura sarda e che ritornano anche nella vita di tutti i giorni. Dalle manifestazioni folkloristiche con gli abiti tradizionali, ai riti religiosi passando per le messe in scena tipiche del Carnevale, con le sue riconoscibilissime maschere,
Umberto Fara, attraverso questo percorso fotografico, offre il ritratto di una terra in cui usi e costumi sono un patrimonio immateriale di cui fanno parte le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, il sapere e le capacità come pure gli strumenti, gli artefatti, gli oggetti, e gli spazi culturali associati che i gruppi e, in alcuni casi, anche i singoli individui riconoscono come parte integrante del loro patrimonio culturale.
Ciò che è rilevante, in particolare, non è la singola manifestazione culturale in sé ma il sapere e la conoscenza che vengono trasmessi di generazione in generazione e ricreati dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro interazione con l’ambiente, la natura e la loro storia.
Il patrimonio immateriale garantisce un senso di identità e di continuità ed incoraggia a riconoscere la ricchezza data dalla diversità culturale, la creatività umana e lo sviluppo sostenibile, oltre che il rispetto reciproco tra le comunità stesse ed i soggetti coinvolti, gli stessi che rendono la Sardegna unica.
Il linguaggio è quello riconducibile alla street photography , ovvero la foto grafia di strada che racconta il quotidiano in tutte le sue sfaccettature, «portandolo a fotogrammi maturi che seguono il filo descrittivo tipico del fare foto giornalismo di una narrazione estesa, impegnata, prolungata e assolutamente lucida nel percorrere i temi» (Tursi, Pastore – ilfotografo.it, 2020).

MICROCOSMI – MEMORIE DI FAMIGLIA E STORIE DI FORMAGGIO di Maria Chiara Sedda

Nella seconda metà del ‘500 il mugnaio Domenico Scandella paragonò la formazione del cosmo alla cagliata del formaggio: da un liquido informe, grazie al concorso dei quattro elementi di terra, acqua, aria e fuoco, si originò l’ universo, mentre la nascita dell’uomo sarebbe avvenuta come la formazione dei vermi nel formaggio-cosmo. L’azzardato accostamento provocò, per il mugnaio, l’accusa di eresia, condannandolo al rogo nel 1601. A partire dal pensiero di Scandella relativo alla COSMOGONIA del formaggio e dei suoi attori, Maria Chiara Sedda indaga e rende omaggio agli innumerevoli microcosmi antropico/familiari di padri e pastori, madri e pecore, dove anche i più semplici strumenti del lavoro, divengono protagonisti di grandi storie. Si tratta di Microcosmi che ruotano attorno ad un’arte e ad una cultura millenaria di cui si intende esaltare in maniera evocativa e simbolica, l’universo culturale ed umano, sociale ed economico, legato all’ambiente naturale e al suo paesaggio sonoro. Quella della caseificazione del Fiore Sardo è un’ attività produttiva legata a tutti questi aspetti, agli uomini pastori e alle donne tessitrici, dove la Madre pecora, dispensatrice di nutrimento e lana è esaltata in un’umanizzazione quale moglie del pastore dalla cui unione nascono i figli che assumono la forma di formaggi e di tessuti. Le attività di conservazione e stagionatura del prodotto sono rappresentate dalla cura di questi genitori che, accarezzandolo e rendendolo perfetto, lo preparano ad un viaggio nel mondo. Le installazioni dunque, fungono da evocazione a questo universo millenario, tracciando una genealogia di figli-formaggi con una propria personalità, la cui ascendenza è patrilineare e matrilineare nel contempo. È in questo contesto che bidoni, tessuti, costumi e cibi, rappresentano universi familiari condivisi e riconoscibili dall’intera comunità. (Maria Chiara Sedda)

Segnalato da Francesca Podda responsabile e operatrice Museo Fiore Sardo Gavoi