Abbiamo raggiunto un numero preoccupante di contagi, che sembra ancora destinato a crescere e la nostra comunità, ormai per la terza volta (considerati il lockdown della Primavera 2020 e la seconda ondata d’autunno) si ritrova di nuovo rinchiusa in preda all’incertezza generata dalla pandemia.

Un sentimento che si legge e si sente nell’aria ormai ovunque è forse la paura.

Abbiamo paura di contagiare e di essere contagiati, per la nostra salute e per quella dei nostri cari; abbiamo paura di non poter lavorare oggi, o di non sapere quando ci sarà possibile lavorare di nuovo e dubitiamo, ogni giorno di più, di riuscire a recuperare tutto ciò che si è perduto.

Abbiamo paura che i nostri figli perdano possibilità inestimabili, che noi abbiamo dato per scontato, come il dedicarsi a scoprire cose nuove in quel concerto live di conoscenza ed esperienza che dovrebbe essere la scuola. E neanche vorremmo che chi è bambino e giovane dopo di noi, venga privato di smorfie, sorrisi e bronci, di adulti e compagni – oggi nascosti da una mascherina FFp2 – o che non possa godere della libertà di andare a lezione felice, solo per il fatto di fare la strada insieme agli amici. Speriamo invece che, alle nuove generazioni, venga restituita presto persino la libertà di odiare la scuola perché, anche giocare a pallastrada e scorrazzare a perdifiato nei sentieri di campagna, possono aprire orizzonti che non sempre si trovano nell’incastro di ferro e legno dei banchi.

Ma in fondo in fondo, l’idea che più ci spaventa, è quella di non ritrovare più la nostra normalità imperfetta, fatta di cose tanto semplici quanto preziose: la vicinanza fisica e soprattutto sociale che ci lega agli altri, il poter scambiare idee e progetti a tu per tu, senza limiti di tempo e di spazio e, soprattutto, di persone con le quali confrontarci, perché è nel confronto ragionato, aperto e diretto che siamo sempre cresciuti, come individui e come comunità.

Abbiamo paura che le nostre esistenze, smaterializzandosi su schermi di smartphone, tablet e laptop, diventino così virtuali da farci dimenticare la realtà; abbiamo paura che non ne usciremo migliori, se ci perdiamo nella caccia alle streghe, o all’untore che sia, se cerchiamo negli altri sempre colpe e responsabilità su tutto, anche quando questo tutto, a volte non si può controllare, se non in parte.

E in quella parte controllabile, dobbiamo coltivare la consapevolezza che la paura, seppure comprensibile e giustificabile, non può e non deve farci dimenticare chi siamo, di cosa abbiamo bisogno, non per sopravvivere, ma per ricostruire, il prima possibile, il nostro vivere bene qui. Superando la stucchevole retorica del “andrà tutto bene” e “ne usciremo migliori”, possiamo ripartire dalla nostra storia, dalla comprensione del presente per dire: usciamone insieme, e insieme decidiamo in che direzione vogliamo andare.

Il Capogruppo di Opposizione, Luca Sedda, dai giorni scorsi è in interlocuzione costante col Sindaco Salvatore Lai, proprio per condividere a livello istituzionale, oltre che umano, possibili azioni da mettere in campo, sapendo quanto importante sia, nei momenti di maggiore difficoltà, schierarsi da un’unica parte: il bene del Paese. Così sappiamo che il primo cittadino sta mettendo in campo le azioni formali e politiche necessarie nei confronti delle istituzioni sanitarie e governative per supportare la nostra comunità in questo momento emergenziale, per ottenere monitoraggi costanti, puntuali e screening con tamponi molecolari possibilmente in loco in maniera analoga a quanto si fece nell’autunno scorso.

Abbiamo vissuto da amministratori locali i mesi intensi della nascita di questa pandemia, affiancati dall’inesperienza mondiale davanti a un fenomeno tutto nuovo, costellato di isterie collettive, cure palliative quanto inefficaci, e intere nazioni paralizzate come mai era successo prima. Dopo esserci fatti le ossa nel momento peggiore dell’era Covid, ci sembra doveroso offrire la nostra solidarietà e, se necessario, la nostra energia, al Sindaco, alle colleghe e ai colleghi che oggi siedono dove sedevamo noi fino a pochi mesi fa, agli operatori sanitari in prima linea da più di un anno, al fine di trovare metodi e soluzioni praticabili, per traghettare la nostra comunità, la nostra Gavoi, fuori da questa situazione il prima possibile. Sappiamo, infatti, quanto pesante possa essere la mancanza di pudore nel riempire le strade, ormai vuote, di voci non verificate e inverificabili su nomi di persone colpite, su scelte, su salute e su vite altrui; così come conosciamo l’inutilità delle critiche prive di cognizione, e in questo, di potere costruttivo. E da ultimo teniamo sempre bene a mente, quanto tossica possa essere la fomentazione di conflitti, capaci di frantumare intere comunità, soprattutto in un momento emergenziale.

Perché, se qualcosa davvero ci salverà dalla paura pandemica, è la convinzione politica, etica e umana, che la solidarietà è l’unica arma che davvero ci può aiutare ad attraversare questa calamità, non diciamo indenni – perché i danni subiti rimangono cicatrici nella memoria – ma di certo capaci di rialzarci, ritrovarci e andare avanti, oltre ogni distanza nel sentire, pensare e agire la collettività, oltre ogni differenza sociale ed economica, di ruolo e di appartenenza. Noi ci siamo come Comunidade e chiediamo a tutti i membri della comunità lo stesso sforzo di responsabilità nell’aiutare l’Amministrazione nella lotta al Covid, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità, ognuno secondo i propri bisogni.

I consiglieri di Opposizione

Luca Sedda, Giovanni Cugusi, Selene Deiana, Enrico Mura e tutto il Movimento Comunidade

Segnalato da Costeri Comunidade