Noi tutti siamo al corrente che  nell’essere e nel divenire della natura nascono le forme del suolo e della vita. Nel cuore della ” Sardegna di dentro”, entro i confini definiti dalle zone storiche della Barbagia, Mandrolisai, Supramonte, Gennargentu, Goceano e Marghine, la natura ha generato un paesaggio aspro, difficile da spalmare, poco fecondo per le attività agricole e zootecniche dell’uomo.

Consapevoli che la natura abbia voluto riservare questi luoghi alle sue più forti rappresentazioni, dalla varietà e spettacolarità delle forme carsiche a quelle plastiche delle montagne elevate. In questi ambienti si assiste anche alla manifestazione di una diversità di forme vegetali e animali, in buona parte autoctone, che sono il retaggio di una lunga evoluzione avvenuta nell’isolamento insulare. Il paesaggio poco umanizzato del territorio  sopracitato è uno straordinario libro aperto alla percezione naturalistica, alla lettura ecologica, alla riflessione e all’ammonimento di ciò che la natura può essere e spesso, purtroppo, non è più.

Ancora oggi, questo ampio territorio, dal punto di vista naturalistico, paesaggistico e ambientale viene catalogato, dagli esperti, in termini potenziali come il più ampio e importante “Parco” del bacino del Mediterraneo e fra i più suggestivi a livello internazionale. L’ eventuale creazione di un così vasto e ben strutturato “Parco”, alla cui gestione occorre associare le forze e le energie della Regione, delle Province, degli Enti Locali, nonché il mondo scientifico, tecnologico e culturale, orientato e organizzato a difesa e salvaguardia dei valori dell’ecologia e ambiente, è da considerarsi il percorso più idoneo per potenziare le valenze ambientali e storico-culturali di tutta l’area interessata.

Consapevoli che l’istituzione del “Parco” può ancora rappresentare un’occasione unica per il “riscatto storico”, per un contestuale sviluppo economico rurale e socio- culturale dell’intero territorio, in particolare, delle comunità dell’interno, attualmente nella morsa di una spaventosa regressione sociale ed economica senza precedenti; tale istituzione può essere individuata quale strumento di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio ambientale, di sicurezza nelle campagne e di promozione e sviluppo di flussi turistici di notevole potenzialità.

Convinti come siamo che la realizzazione del “Parco”, intesa come idea di progetto integrato territoriale, può consentire di integrare la monocultura pastorale e, contestualmente, recuperare un’area in profonda e perenne crisi sul versante socio-economico-culturale (  riflettiamo su alcuni indicatori macro-economici   forniti dagli studi economici,  dai rapporti Crenos,  dall’ Istat su reddito pro-capite, tasso di disoccupazione, P.I.L. e fenomeni demografici sullo spopolamento.

Sicuramente la parte attiva dei giovani deve rivendicare un’azione politica concreta che coinvolga le forze progressiste e riformiste per progettare un sistema sovra locale di tanti paesi disseminati nel territorio di riferimento  con obiettivi condivisi; un’azione che abbia come “mission” le ragioni comuni lievitate dalla responsabilità e consapevolezza; un nuovo palinsesto urbano-territoriale simile ad una “città territorio” che produca un “originale” ed interessante senso civico, economico e culturale; una “nuova” “città territorio” da inventare fatta di identità e innovazione, di prodotti conosciuti e nuovi che esaltino la tradizione e il “vissuto” come autentico  valore storico; un  coinvolgimento responsabile di tutti in modo da  impiegare energicamente le numerose sensibilità e la volontà delle popolazioni fino a rappresentare democraticamente una strategia condivisa. 

 Un importante aiuto è garantito dal Polo Universitario nuorese con la scuola forestale (battezzata Nuoro forestry school) e il Dipartimento di scienze forestali e ambientali che rappresenta una sana realtà, oggi orientata alla ricerca di opportunità e ricadute per i numerosi laureati. Gli Enti Locali,  la Giunta e il Consiglio Regionale si devono impegnare alla definizione di una capillare azione di informazione fra le Autonomie Territoriali (garantendo il principio di autoesclusione), anche attraverso appositi “Referendum” per salvaguardare la dignità e autonomia delle popolazioni.

Non perdiamo l’ultima e unica opportunità. Non illudiamoci degli aiuti esterni  perché il nostro futuro è solo nelle nostre mani.

SALVATORE BUTTU ASSESSORE PIANIFICAZIONE TERRITORIALE GAVOI

PAOLO MULAS ASSESSORE ALLE POLITICHE AMBIENTALI GAVOI