Impressionante il caso del reparto At5 dell’impianto industriale dove su trentadue operai che ci hanno lavorato, oggi se ne contano venti tra morti e ammalati.

È ‘Guai ai vinti: pane e amianto’, l’ultimo documentario del regista cagliaritano Paolo Carboni presentato sabato, in anteprima nel centro del Nuorese.

 Una ricostruzione che prende spunto dalle iniziative intraprese dall’Associazione italiana esposti all’amianto (Aiea), e sostenuta dalla Cgil, da anni impegnata in una lunga battaglia legale contro l’Inail (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) affinché venga riconosciuto il nesso tra le malattie contratte dagli ex operai e la loro esposizione ad amianto e solventi chimici nei luoghi di lavoro.

Un film doloroso e di denuncia che va oltre quelli che le cronache dei giornali spesso riducono a numeri. Dà voce alle vedove costrette a piangere i propri mariti, morti poco dopo essere arrivati al traguardo della pensione. Dà voce agli operai che oltre ad aver visto morire i propri colleghi ora devono fare i conti con tumori devastanti.

Testimonianze di chi non si è arreso neanche di fronte a documenti ufficiali paradossali arrivati ad affermare “la bassa presenza di amianto” nelle fabbriche. Eppure, e nel film si vede, a Ottana di amianto ce n’era eccome: “Mio marito non era mai stato a contatto con sostanze tossiche – racconta una donna (video in basso) -, mai a contatto con l’amianto, mai a rischio per il lavoro che faceva. Però mio marito è deceduto”. 

Impressionante il caso del reparto At5 dell’impianto industriale dove su trentadue operai che ci hanno lavorato, oggi se ne contano venti tra morti e ammalati.

Fonte:SardignaPost