“Guerra del Fiore sardo: allevatore butta le forme”

6 Dic, 2018 | Gavoi | 0 commenti

Clamoroso gesto dell’allevatore di Gavoi Giandomenico Sedda. “ scaraventa a terra alcune forme di formaggio e, vicino al prodotto distrutto, ha piazzato un gilet rosso” In segno di protesta e di esasperazione per la scarsa tutela del prodotto Fiore Sardo. Vedi Fonte articolo della NuovaSardegna

Articolo della Nuova Sardegna del 3 Dicembre 2018 di Piero Marongiu

SAN VERO MILIS – Torna la tensione tra gli allevatori della provincia e potrebbe tradursi in azioni di protesta eclatanti proprio a ridosso delle festività. Ieri mattina Giandomenico Sedda, allevatore di Gavoi titolare di un’azienda di circa 60 ettari e proprietario di oltre 500 pecore, iscritto al Consorzio di produzione del formaggio Fiore Sardo, esasperato per la scarsa tutela del suo prodotto da parte delle istituzioni politiche regionali, all’arrivo di un’ispettrice dello IFCQ, un organismo privato deputato a fare i controlli di qualità accreditato al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, ha scaraventato a terra alcune forme di formaggio e, vicino al prodotto distrutto, ha piazzato un gilet rosso per associare la sua protesta a quella dei gilet gialli francesi.
Il suo potrebbe non essere un caso isolato, perché a breve anche altri allevatori potrebbero seguire il suo esempio. All’indice di Sedda sono finiti i grossisti del formaggio, rei di imporre un prezzo bassissimo ai produttori che diventa quasi proibitivo quando arriva sui banchi della grande distribuzione.
«Questo sistema non può continuare – esordisce Sedda mostrando bollette, pagate e da pagare, e fatture -. Non è possibile che il formaggio mi venga pagato 4 euro al chilo e nei supermercati costi 19.90. Qualche giorno fa un amico mi ha informato che in un supermercato pugliese il mio prodotto veniva venduto a quel prezzo. Come si fa ad accettare questa distorsione del mercato e stare zitti? Ho anche provato a non accettare il prezzo che mi veniva proposto dai grossisti – sottolinea – e per due anni ho resistito. Poi, poiché il formaggio è merce deteriorabile, ho dovuto cedere. Vincono sempre loro e per chi lavora duramente ogni giorno, neppure c’è possibilità di essere ascoltati: dai politici promesse e nient’altro».
Giandomenico Sedda produce tra gli 80 e i 100 quintali di formaggio all’anno, venduto in gran parte nel mercato pugliese. Il Fiore Sardo Dop, un marchio tutelato dal consorzio, può essere prodotto solo con latte proveniente da animali allevati in Sardegna e dev’essere lavorato a una temperatura tra i 34 e i 36 gradi.
La stagionatura deve avvenire in tre fasi: la prima, per l’affumicatura, nei locali di produzione, la seconda in ambiente diverso per almeno 90 giorni, la terza in locali idonei alla stagionatura.
L’intero ciclo produttivo non può durare meno di 105 giorni. «Quando lavori seriamente e vedi il tuo prodotto sottovalutato, ti cascano le braccia – dice Sedda -. C’è chi si alza alle quattro di mattina ogni giorno per fare il proprio lavoro e non riesce quasi a vivere, chi invece da quel lavoro trae il suo guadagno e basta. Occorre sensibilizzare il nostro sistema politico perché faccia leggi che tutelino il nostro lavoro. Io pago le certificazioni pago e nulla ho in cambio».”

Articolo della Nuova Sardegna del 3 Dicembre 2018 di Piero Marongiu

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