L’associazione “Laboratorio Sardegna di dentro” interviene sulla riforma degli enti locali, in approvazione in consiglio regionale della Sardegna.

Sollecitiamo le forze politiche, le amministrazioni comunali, le forze sociali, la stampa democratica affinchè si facciano interpreti di una esigenza di democrazia..

E’ cominciato, da parte della prima commissione del Consiglio regionale, l’esame della proposta di legge unificata che modifica la legge quadro degli enti locali, creando nuove province e una nuova città metropolitana.

Ancora una volta si perde l’occasione di tentare un doveroso riequilibrio territoriale e si profila l’ennesimo sopruso ai danni di una parte del popolo sardo.

Tutte le zone interne della Sardegna, ma in particolare quelle della Barbagia, soffrono di annose fragilità e diseguaglianze che, unite a un drammatico problema demografico, causano enormi ritardi nello sviluppo. Dissennate politiche di risibile fondatezza economica, insulse teorie di sviluppo hanno marginalizzato sempre più i territori di “dentro”, privandoli anche di quei pochi servizi essenziali conquistati con decenni di lotte di popolo. Questo, che pure sembrerebbe un dato evidente e scontato, spesso non viene colto appieno dalle comunità interessate e tanto meno dalle istituzioni che, intrappolate in una perenne campagna elettorale, tendono a rinviare nel tempo analisi e soluzioni del problema.

 E’ imprescindibile riprendere il discorso degli enti intermedi, ma purtroppo si profilano all’orizzonte scelte politiche urbanocentriche, con le previste aree metropolitane di Cagliari e Sassari e con una strizzata d’occhio ad Olbia e la Gallura, con i territori più deboli che diventano un vaso di coccio fra vasi di ferro.

L’impressione è che si proceda a una modifica su impulsi affrettati, senza una discussione nei territori, senza che i partiti (o quel che ne rimane) abbiano svolto una consultazione di base, senza che gli enti locali abbiano promosso una campagna di informazione preventiva. Ci si accinge, ancora una volta, a trasformare le istituzioni in mancanza di un disegno condiviso e senza una valutazione tecnica che illustri vantaggi e criticità di una simile riforma. Come al solito si manifesta una visione delle istituzioni asservite ai capricci del legislatore o peggio dando sfogo agli usuali avvilenti interessi campanilistici, senza visione d’insieme e senza tener conto delle esigenze dei territori e di un doveroso riequilibrio. 

Per quanto ci riguarda noi auspichiamo il ritorno alle quattro province storiche, in coerenza del resto con la volontà del popolo sardo, espressa chiaramente col referendum del   2012.

Sollecitiamo le forze politiche, le amministrazioni comunali, le forze sociali, la stampa democratica affinchè si facciano interpreti di una esigenza di democrazia e affinchè si eviti che una scelta fondamentale per la vita della Sardegna sia fatta in modo affrettato sotto il sole di agosto.

Associazione “Laboratorio Sardegna di dentro”