Migranti Film Festival, voci e storie dell’altro made in Italy

Nessuno va via da casa a cuor leggero. Immaginate dunque l’animo di chi è costretto a farlo, di chi deve rinunciare alla familiarità della propria terra, all’intimità dei propri cari, alle poche certezze conquistate. E magari perché paura, dolore, fame non lasciano alternative. Sono sensazioni che chi vive nel benessere di rado prova, forse mai tutte insieme, e difficilmente con intensità primordiale.

Quanta umanità serve per immaginarlo? Forse la stessa che ci fa partecipare con gioia al confronto. Ed è questa umanità che si da appuntamento a Pollenzo, piccola frazione di Bra (Cn), dall’1 al 4 giugno per i Migranti Film Festival, l’unico concorso cinematografico in Italia a essere organizzato da un’università, quella di Scienze Gastronomiche (Unisg), e l’unico ad avere come tematica specifica le migrazioni.

Con il cibo che gioca a buon diritto la sua parte, come portatore di contatto, comprensione e soprattutto gioia. E con un’attenzione particolare al pane, cibo carico di simboli, di storia e identità e il solo oltre l’acqua che venga concesso, ad esempio, dai trafficanti sulle barche provenienti dalla Siria.

A Pollenzo sono arrivati più di tremila film da oltre cento paesi: sono il racconto di culture in viaggio, storie di vittorie e di sconfitte, esempi di vita creativa, della fantasia conquistatrice e della tenacia di chi sa di non potersi arrendere.

Come ci spiega Dario Leone, direttore artistico del Festival: «In un’epoca in cui la comunicazione sembra accessibile a tutti e veloce i migranti non solo rischiano di non trovare ascolto, ma addirittura di autocensurarsi, proprio per questo una delle tematiche di questa edizione del Festival è l’autoconsapevolezza sociale di chi migra. L’autoconsapevolezza di aver prodotto qualcosa, di far parte – in quanto migrante – del Made in Italy gastronomico, di aver intrapreso un percorso di miglioramento della propria condizione attraverso l’emigrazione, di aver avuto e di avere nel presente una forza e una resistenza incredibili. Cercheremo di portare alla luce, all’interno della tematica migrazione, qualunque elemento che possa divenire un laboratorio esperienziale di autostima».

Quest’anno si aggiunge una nuova categoria, dedicata alle commedie, che con il sorriso è forse più facile capire e non perdere speranza. Il festival è fatto anche di importanti momenti di incontro e ascolto, spettacoli teatrali inediti, conferenze accademiche, alleanze internazionali, sport e naturalmente proposte gastronomiche dal mondo.

Cercate i dettagli del programma sul sito e vi aspettiamo a Pollenzo dal 1 al 4 giugno. È così che la bellezza fiorisce.

 

Articolo delal gavoesa Michela Marchi

m.marchi@slowfood.it

leggi l’articolo dalla fonte: Il Manifesto